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Contenuti della pagina: Storia del bosco di S. Pietro Vegetezione del bosco Geomorfologia Piantina del Bosco |
Il Bosco di Santo Pietro
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Il Bosco di Santo Pietro, sotto Ruggero il Normanno, faceva parte della baronia di Fetanasmo. Questa, estesa per quasi 30000 ettari,
intorno al 1100 fu data in usufrutto dallo stesso Conte ai calatini come compenso per i servizi prestatigli in campo civile e militare
contro i Saraceni. La suddetta baronia fu smembrata con successive lottizzazioni finché nel 1901, con un'ordinanza,
l'ex feudo di Santo Pietro fu dichiarato bene demaniale di Caltagirone. Da tale demanio il Comune ricavava redditi derivanti dalla
vendita del sughero, della legna e del carbone. I cittadini invece praticavano gli usi civici del legnatico, della raccolta di asparagi,
erbe aromatiche e medicinali, funghi. Sempre agli inizi del '900, il Consiglio Comunale di Caltagirone deliberò la ripartizione di
alcune terre fra i contadini più poveri. Ad una prima ripartizione, operata nel 1903, ne seguirono una seconda nel 1939 ed una terza
nel 1952. Tramite queste assegnazioni l'area demaniale del bosco divenne di circa 2200 ettari, che corrispondono alla sua attuale
estensione.
Il Bosco è diventato Riserva Naturale Orientata con il Decreto Istitutivo del 23 marzo 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della
Regione Siciliana il 21 gennaio 2000. Attualmente è gestito dall'Azienda delle Foreste Demaniali della Regione Sicilia.
La forte antropizzazione avutasi in passato è testimoniata dalla presenza di diversi mulini di grande valore storico, localizzati in
prevalenza in Contrada Piano Insito; fra quelli che ricadono nel territorio della Riserva, di particolare interesse sono il Mulino Ramione,
il Mulino Polo, il Mulino Buongiovanni, il Mulino degli Archi, il Mulino Chiesa, il Mulino Bizzinisi.
Vegetazione del Bosco torna sopra
La vegetazione del Bosco di Santo Pietro è estremamente varia, grazie alla vasta estensione della Riserva, che comprende ambienti e
paesaggi molto diversi fra loro; infatti la rigogliosa flora del Bosco comprende numerose specie vegetali, alcune delle quali molto
interessanti dal punto di vista naturalistico perché rare o a ristretta localizzazione, o longeve e di grandi dimensioni.
In particolare l'area boschiva, che in passato era costituita da estesi querceti sempreverdi con un sottobosco ricco di tipiche
essenze mediterranee, conserva, malgrado l'intensa azione antropica, splendidi esemplari di sughera (Quercus suber). Una delle zone
della riserva più suggestive e selvagge per la folta ed intricata vegetazione che la ricopre, caratterizzata, fra l'altro, anche dalla
presenza di numerose liane, è contrada Molara.
L'ambiente di questa contrada, soprattutto in prossimità della sorgiva del Cacciatore, è umido ed ombreggiato grazie alla folta
copertura di lecci, sughere ed al sottobosco di liane, equiseti e felci che vegetano lungo il corso d'acqua. Questo forma delle
cascate di rara bellezza, raggiungibili attraverso un sentiero che si inoltra nella fitta vegetazione nella quale è possibile
riconoscere anche numerosi esemplari di mirto (Mirtus communis) e di olmo (Ulmus minor).
Un altro sentiero permette di inoltrarsi nel bosco, dove è possibile osservare alcune specie arboree tipiche della riserva, contrassegnate
da cartelli didattici che ne indicano il nome comune e quello scientifico. Sempre in Contrada Molara si riscontrano delle aree in cui sono
stati effettuati rimboschimenti di pino domestico (Pinus Pinea), di pino d'Aleppo e di eucalipti, alcuni esemplari dei quali, in certe
zone, hanno tronchi di 3-3,20 m di circonferenza. Ma ciò che più colpisce il visitatore è sicuramente la presenza di numerosi alberi di
sughera di notevoli proporzioni (almeno 36 esemplari, 14 dei quali hanno una circonferenza maggiore di 4 m, si trovano proprio nella
Contrada Molara, e circa 50 sughere e carrubi con tronco di oltre 3 m di circonferenza sono presenti nella Riserva, secondo il
censimento del 1999 curato dal Fondo Siciliano per la Natura). La circonferenza di uno di essi, uno dei più antichi e maestosi,
supera i 6 m. L'attività economica legata al prelievo del sughero è stata da sempre rilevante a Santo Pietro.
Un'altra specie vegetale abbondante nella riserva è il leccio (Quercus ilex), la quercia più diffusa nell'area mediterranea, che forma
delle estese coperture presso le contrade Molara, Vaccarizzo, Coste Chiazzina e Coste Stella, rivestendo anche i pendii ripidi e scoscesi
e i valloni delle contrade Ficuzza e Terrana che confluiscono nelle valli degli omonimi torrenti,dove si può osservare anche la tipica
vegetazione ripale di salici bianchi (Salix alba), pioppi bianchi (Populus alba), oltre a canneti e tamerici.
Troviamo inoltre la quercia spinosa (Quercus calliprinos Webb) la roverella (Quercus pubescens), in ambienti umidi e freschi, e l'olivastro.
Rilevante è anche la presenza del carrubo (Ceratonia siliqua), con alcuni esemplari il cui tronco raggiunge dimensioni di oltre 3 m di
circonferenza. Lo strato arbustivo della riserva è ricco di specie quali il biancospino (Crataegus monogyna), l’erica multiflora
(Erica multiflora) e l’erica arborea (Erica arborea), il corbezzolo (Arbutus unedo), con i tipici frutti rossi, il citiso (Cytisus villosus),
lo sparzio villoso, il lentisco (Pistacia lentiscus) e l'ampelodesma (detto disa in siciliano) che nel passato veniva intrecciato
a corda per legare i covoni di cereali e leguminose.
Rilevante è inoltre la presenza del mirto (Myrtus communis), della fillirea (Phyllirea angustifolia), dello smilace (Smilax aspera),
specie lianosa che presenta tipici frutti rossi, e di tre specie di cisti; uno di questi, detto rusedda in siciliano, raggruppato in
fascine, veniva usato in passato come combustibile nei forni. Nelle zone in cui la copertura arborea è stata distrutta dal taglio e
dagli incendi troviamo la gariga, costituita da cespugli alti da 40 cm a 1 m circa, spesso molto distanti fra loro e con vaste aree
di terreno nudo e sassoso interposto tra di essi.
In queste zone vegeta bene la palma nana (Chamaerops humilis); essa (detta scupazzu in siciliano) si usava in passato per preparare
la cordicella (curditta), le scope e i recipienti per granaglie (coffe). Accanto a questa palma, l'unica spontanea di Sicilia, si
possono osservare numerose essenze aromatiche: il rosmarino (Rosmarinus officinalis) ed il timo (Thymus vulgaris), che diffondono
nell'aria i loro caratteristici profumi; la calicotome villosa; diversi cisti, il lentisco (Pistacia lentiscus), le eriche
(Erica multiflora e arborea), la fillirea (Phillyrea angustifolia), rari esemplari di ginepro fenicio, ecc.
Queste associazioni si rinvengono soprattutto nelle contrade Centosalme, Spina Santa, Cava Imboscata e Molara. In quest'ultima è
rilevante anche la presenza dell'alipo (Globularia alypium), l'unica globulariacea che si rinviene in Sicilia. Lo strato erbaceo
della riserva è estremamente vario, in quanto risulta costituito da numerose specie di graminaceae (avena, frumento), compositae
(margherite, ecc.), iridaceae, plantaginaceae, euphorbiaceae, felci, e da alcune rare e spettacolari orchidaceae.
Tale strato è particolarmente ricco grazie alla presenza di vaste radure luminose e assolate.
Inoltre il Bosco di Santo Pietro comprende numerose specie rare della flora italiana, la cui osservazione costituisce un'esperienza
unica e difficilmente ripetibile. Fra di esse è possibile ammirare: la Stipa gussonei, graminacea endemica siciliana,
l' Helichrysum stoechas, il Coris monspeliensis, la Stachys arenaria, e l'ofride a mezzaluna (Ophrys lunulata).
Nel territorio della riserva sono presenti infine diverse aree coltivate a cereali, viti e olivi.
Il bosco demaniale di Santo Pietro è ubicato nella porzione meridionale del territorio del comune di Caltagirone e si estende
territorialmente a Sud/Sud-Est, verso la pianura di Vittoria. E' delimitato a Ovest e a Nord dai valloni Terrana e Ogliastro, a
oriente dal Torrente Ficuzza e a Sud dai confini del comune di Acate.
Le sue terre si collocano sugli altipiani di Piano Lupo, Piano Stella, Piano Chiazzina e Piano Chiesa e lungo le vallate dei bacini
dei fiumi Terrana, Ficuzza e del vallone Ogliastro.Il territorio costituisce la piattaforma iniziale sud-occidentale del sistema
orografico dei Monti Iblei che ha, a Nord-Est, nel Monte Lauro con i suoi 985 m. s.l.m., il punto altimetrico più elevato.
Morfologicamente l'area occupata dal bosco è caratterizzata da ampie pianure movimentate da colline, che raggiungono al massimo i 397
m. in contrada La Grazia, e da piccole valli, che confluiscono ai valloni Ogliastro, Terrana e Ficuzza.
Le modeste varietà morfologiche sono da attribuire a diversi fenomeni morfogenetici di cui quello determinante è rappresentato dall'azione
dell'acqua. Il bacino imbrifero del territorio di Santo Pietro appartiene al versante idrografico meridionale della Sicilia; i corsi
d'acqua che lo caratterizzano sfociano nel Mare Mediterraneo, non hanno una forte pendenza e non assumono mai l'aspetto di fiumara.
Sono presenti, in corrispondenza di contrada Molara e contrada Ficuzza, alcune fontane (Fontana Cacciatore, Fontana Molara, Fontana Ficuzza)
realizzate su sorgenti che tutt'oggi si manifestano con piccole cascatelle e rivoli d'acqua che, immersi nella fitta vegetazione del bosco,
sono capaci di far rivivere nel visitatore il fascino dell'antica foresta.
Dal punto di vista geologico il terreno è composto da Argille grigio-azzurre sovrastate da Sabbie ricche di fossili del Pleistocene
inf.(1.8 milioni di anni fa circa) e quindi da Sabbie fini quarzose con intercalazioni di livelli siltoso-argillosi probabilmente del
Pleistocene inf-medio (da 1.8 milioni di anni fa circa).
La Riserva Naturale Orientata del Bosco di Santo Pietro, distante circa 20 km da Caltagirone, è una delle aree verdi più rigogliose ed
estese del Calatino.
Vasta circa 2200 ettari, la riserva è localizzata prevalentemente nella parte meridionale del territorio di Caltagirone ed,
in piccola parte, nell'area occidentale del territorio di Mazzarrone. Abbraccia numerose contrade, ricoprendo le vallate dei
torrenti Terrana e Ficuzza e gli altipiani di Molara, Centosalme, Piano Chiazzina, Stella, Chiesa e Lupo. La riserva occupa
una zona di media collina, circa 250 m s.l.m., ad una quota compresa tra 50 m s.l.m. nel vallone Terrana e 397 m s.l.m. in
contrada La Grazia.
Nella parte centrale dell'area demaniale, sul Piano Chiesa, è localizzato il Borgo Santo Pietro, costituito da case residenziali e di
villeggiatura; inoltre l'area demaniale comprende la Stazione Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, il Centro di Recupero Testuggini,
che ospita circa 100 esemplari e, in Contrada Renelle, la base operativa dell'associazione di volontariato naturalistica "Il Ramarro".






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